DIVERTIMENTO E BENESSERE SENZA SOSTANZE: COSA DICE LA RICERCA
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Divertirsi in modo intenso e coinvolgente non richiede necessariamente l’uso di sostanze psicoattive. La ricerca mostra che attività gratificanti, relazioni positive e interessi personali possono contribuire al benessere e rappresentare importanti fattori di protezione.
Nel cervello, il sistema di ricompensa partecipa alla motivazione, all’apprendimento e alla ricerca delle esperienze considerate piacevoli o significative. Si attiva durante attività come mangiare, ascoltare musica, fare movimento, raggiungere un obiettivo o trascorrere del tempo con altre persone.
Molte sostanze psicoattive interferiscono con questi circuiti, producendo segnali di ricompensa particolarmente intensi o modificandone il normale funzionamento. Con l’uso ripetuto, la sostanza può assumere un ruolo sempre più centrale, mentre altre esperienze quotidiane possono risultare meno interessanti o gratificanti.
Il benessere, tuttavia, non coincide soltanto con la ricerca immediata del piacere. Comprende anche la possibilità di sviluppare competenze, interessi, relazioni e strategie per affrontare le difficoltà.
Secondo la broaden-and-build theory (Fredrickson, 2004), le emozioni piacevoli come gioia, interesse, serenità e gratitudine possono ampliare temporaneamente le possibilità di pensiero e di azione. Nel tempo, queste esperienze possono contribuire alla costruzione di risorse psicologiche e sociali. Ciò non significa eliminare le emozioni vissute come spiacevoli, che fanno parte della vita e hanno una funzione, ma riconoscere il valore delle esperienze piacevoli nell’equilibrio personale.
Anche sport, musica, arte, gioco e hobby possono favorire un forte coinvolgimento. Quando la difficoltà di un’attività è adeguata alle capacità della persona e l’attenzione è completamente concentrata su ciò che si sta facendo, l’esperienza è vissuta in modo soddisfacente e può manifestarsi il cosiddetto stato di flow (Csikszentmihalyi, 1990; Abuhamdeh, 2020).
Un ruolo centrale è svolto inoltre dalle relazioni. Studi longitudinali (es. Talen, 2024; Holt-Lunstad et al., 2010) mostrano un’associazione tra la qualità dei legami sociali, il benessere e la salute nel corso della vita. Sentirsi accolti, poter condividere esperienze e avere persone su cui contare può rafforzare il senso di appartenenza e aiutare ad affrontare i momenti difficili.
Le occasioni di socialità senza sostanze possono quindi offrire divertimento, condivisione e coinvolgimento senza i rischi legati all’intossicazione o alla perdita di controllo. Questo non significa attribuire alla singola persona tutta la responsabilità del proprio benessere. La possibilità di partecipare ad attività positive dipende anche dalla presenza di spazi accessibili e sicuri, dalle condizioni economiche, dai servizi disponibili e dalla qualità delle reti sociali.
La prevenzione efficace non si limita infatti a dire di no alle sostanze o a descriverne i pericoli. Gli standard internazionali elaborati dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine e dall’Organizzazione mondiale della sanità raccomandano interventi basati sulle evidenze, adeguati all’età e inseriti nei diversi contesti di vita (UNODC, 2018).
Rafforzare le competenze personali e sociali, la capacità di prendere decisioni, la gestione delle emozioni, il sostegno familiare, il legame con la scuola e la partecipazione alla comunità può contribuire a ridurre i fattori di rischio. La sola trasmissione di informazioni o l’uso di messaggi allarmistici, invece, non sono sufficienti.
Creare occasioni accessibili di incontro, movimento, creatività e partecipazione significa ampliare le possibilità di vivere esperienze gratificanti. Divertirsi senza sostanze non vuol dire rinunciare all’intensità, ma trovare attività e relazioni capaci di generare coinvolgimento, significato e benessere senza affidare a una sostanza l’unica possibilità di stare bene.
Per saperne di più:
Abuhamdeh S (2020). Investigating the “Flow” Experience: Key Conceptual and Operational Issues. Front. Psychol. 11:158. doi: 10.3389/fpsyg.2020.00158
Csikszentmihalyi, M. (1990). Flow: The psychology of optimal experience. Harper & Row.
Fredrickson BL. The broaden-and-build theory of positive emotions. Philos Trans R Soc Lond B Biol Sci. 2004 Sep 29;359(1449):1367-78. doi: 10.1098/rstb.2004.1512.
Holt-Lunstad J, Smith TB, Layton JB. Social relationships and mortality risk: a meta-analytic review. PLoS Med. 2010 Jul 27;7(7):e1000316. doi: 10.1371/journal.pmed.1000316.
National Institute on Drug Abuse, Drugs, Brains, and Behavior: The Science of Addiction. https://nida.nih.gov/research-topics/addiction-science/drugs-brain-behavior-science-of-addiction
Talen MR. The Good Life: Lessons From the World’s Longest Scientific Study of Happiness. Fam Med. 2024 Aug 8;56(10):684–5. doi: 10.22454/FamMed.2024.345850. PMCID: PMC11575524.
UNODC, World Health Organization. (2018). International Standards on Drug Use Prevention, 2nd updated edition. Versione italiana: https://www.unodc.org/unodc/en/prevention/prevention-standards-italiano.html