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Informarsi sulle sostanze psicoattive è il primo passo per comprendere meglio i loro effetti, i rischi per la salute e i meccanismi che possono portare allo sviluppo di una dipendenza. Le sostanze agiscono sul sistema nervoso centrale in modi diversi, ma possono modificare la percezione, l’umore, il comportamento, la capacità di giudizio e il controllo degli impulsi.
La dipendenza da sostanze non è un vizio né una mancanza di volontà, ma un disturbo complesso che coinvolge aspetti biologici, psicologici, familiari e sociali. Può svilupparsi gradualmente e mantenersi attraverso meccanismi come il desiderio intenso di assumere la sostanza, la tolleranza, l’astinenza e la difficoltà a interrompere il consumo anche quando compaiono conseguenze negative.
In questa sezione puoi trovare informazioni chiare e accessibili sulle sostanze psicoattive, sui loro effetti, sui segnali a cui prestare attenzione e sui rischi associati al consumo, con particolare riferimento alle sostanze illegali e ai contesti in cui il consumo può risultare più pericoloso. L’obiettivo è favorire conoscenza, consapevolezza e capacità di riconoscere precocemente situazioni di rischio, senza giudizio e senza stigmatizzazione.
Conoscere il fenomeno aiuta a fare scelte più consapevoli, a proteggere la propria salute e quella degli altri e, quando necessario, a chiedere aiuto. Uscire da una dipendenza è possibile: rivolgersi a professionisti e servizi competenti può rappresentare un passaggio importante per ricevere ascolto, orientamento e supporto.
Come funziona la dipendenza dal punto di vista neurobiologico
Le sostanze psicoattive agiscono sul sistema nervoso centrale con modalità diverse a seconda della sostanza, ma condividono alcuni meccanismi comuni di attivazione cerebrale. In particolare, molte di esse interferiscono, direttamente o indirettamente, con i circuiti della ricompensa, un insieme di aree cerebrali coinvolte nella motivazione, nel piacere, nell’apprendimento e nel rinforzo dei comportamenti.
Il sistema della ricompensa comprende diverse aree corticali, tra cui la corteccia prefrontale, la corteccia orbitofrontale e il cingolo anteriore, e aree sottocorticali, tra cui il nucleo accumbens, l’amigdala e l’ippocampo. Queste strutture partecipano alla regolazione delle emozioni, della memoria, del controllo degli impulsi e della capacità di valutare le conseguenze delle proprie azioni.
Molte sostanze psicoattive agiscono sulla neurotrasmissione dopaminergica, aumentando o alterando il rilascio di dopamina nei circuiti cerebrali della ricompensa. Questo effetto può contribuire alla sensazione di gratificazione associata all’uso della sostanza e, nel tempo, favorire processi di apprendimento e rinforzo che aumentano la probabilità di ripetere il comportamento di consumo.
Riferimenti bibliografici
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La dipendenza non è un vizio
La dipendenza da sostanze non è un “vizio”, è un disturbo che coinvolge la dimensione biologica, psicologica, familiare e sociale dell’individuo. La dipendenza da sostanze è sia dipendenza fisica, che è essenzialmente prodotta da condizionamenti neurobiologici, sia dipendenza psichica, la quale richiede interventi terapeutici lenti, complessi e ad ampio raggio, coinvolgendo anche i familiari o le persone vicine alla persona dipendente.
Uscire da una dipendenza è possibile, se vuoi chiedere aiuto contattaci al NUMERO verde o consulta la mappa per trovare il centro specializzato più vicino a te.
La dipendenza innesca circoli viziosi:
Il circolo vizioso della dipendenza nasce dal primo consumo a cui segue un’immediata gratificazione o piacere; successivamente nasce il desiderio di riprodurre le sensazioni piacevoli e, dunque, di ripetere il comportamento. Così aumenta il livello di attenzione e conseguentemente cresce il desiderio di consumare instaurandosi così il circolo vizioso difficile da interrompere. (magari mettere una grafica con le frecce per dare meglio l’idea di circolarità)
Per distinguere una dipendenza è utile comprenderne alcuni meccanismi chiave:
Tolleranza: l’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope conduce rapidamente al meccanismo della tolleranza, ovvero l’organismo si abitua alla presenza di tali sostanze e gli effetti fisiologici e psicologici dati dalla sostanza diminuiscono a parità di dose. L’individuo è quindi costretto ad assumere dosi sempre più elevate di droga per ottenere gli effetti desiderati e per non andare incontro all’insorgere della sindrome di astinenza.
Astinenza: Si manifesta in seguito alla mancata assunzione della sostanza psicotropa dopo un’assuefazione anche di poche settimane. Generalmente compare dopo alcune ore (in funzione della droga utilizzata) dall’ultima assunzione e si intensifica progressivamente nei primi giorni senza consumo per poi attenuarsi e scomparire nel giro di una settimana. La sindrome di astinenza è un fattore preponderante nel mantenimento del circolo vizioso della dipendenza: spesso accade che il consumo diventa la soluzione per affrontare l’astinenza.
Riferimenti bibliografici
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Pan American Health Organization. (n.d.). Drugs and psychoactive substances. https://www.paho.org/en/topics/drugs-and-psychoactive-substances
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Rischi legati all'uso di sostanze
L’uso di sostanze psicoattive può avere effetti negativi sulla salute fisica e mentale, oltre a influenzare il comportamento e le relazioni sociali.
Tra i principali rischi si possono includere dipendenza, problemi cardiovascolari e respiratori, disturbi cognitivi e psicologici, nonché un aumento della probabilità di incidenti, comportamenti pericolosi e difficoltà nella vita quotidiana.
L’assunzione di sostanze può inoltre compromettere la capacità di giudizio, l’attenzione e i tempi di reazione, aumentando i rischi soprattutto in situazioni come la guida o l’utilizzo di macchinari.
Informarsi sui possibili effetti e rischi legati al consumo di sostanze è un passo importante per fare scelte consapevoli e tutelare la propria salute e quella degli altri.
Riferimenti bibliografici
Lin, C., Cousins, S. J., Zhu, Y., Clingan, S. E., Mooney, L. J., Kan, E., Wu, F., & Hser, Y. I. (2024). A scoping review of social determinants of health's impact on substance use disorders over the life course. Journal of substance use and addiction treatment, 166, 209484. https://doi.org/10.1016/j.josat.2024.209484
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Party e festival
Eventi come party, concerti e festival sono momenti di socialità e divertimento, ma possono anche essere contesti in cui è più frequente l’uso di alcol e sostanze psicoattive. In ambienti affollati, con musica, stanchezza e lunghe ore di attività, il consumo aumenta il rischio di disidratazione, malori, perdita di controllo, incidenti o comportamenti pericolosi. Anche mescolare diverse sostanze può aumentare significativamente i rischi per la salute.
Se si riconoscono segnali di malessere è importante rivolgersi ai servizi di assistenza presenti sul posto.
Riferimenti bibliografici
Palamar, J. J., Acosta, P., Le, A., Cleland, C. M., & Nelson, L. S. (2019). Adverse drug-related effects among electronic dance music party attendees. The International journal on drug policy, 73, 81–87. https://doi.org/10.1016/j.drugpo.2019.07.005
Chhabra, N., Gimbar, R. P., Walla, L. M., & Thompson, T. M. (2018). Emergency Department Patient Burden from an Electronic Dance Music Festival. The Journal of emergency medicine, 54(4), 435–439. https://doi.org/10.1016/j.jemermed.2017.10.007
Guida e sostanze
L’assunzione di alcol o altre sostanze psicoattive prima di mettersi alla guida aumenta notevolmente il rischio di incidenti, anche gravi o mortali. Alcol, sostanze psicoattive o farmaci sedativi riducono i tempi di reazione, alterano il giudizio e la concentrazione, e possono provocare sonnolenza o disorientamento.
Le nuove normative prevedono controlli più severi, limiti di alcolemia più restrittivi e sanzioni per chi guida sotto l’effetto di sostanze. Rispettare queste regole non è solo un obbligo legale, ma un gesto fondamentale per proteggere sé stessi e gli altri sulla strada.
Riferimenti bibliografici
Cittadini, F., De Giovanni, N., Caradonna, L., Vetrugno, G., Oliva, A., Fucci, N., Zuppi, C., Pascali, V. L., & Covino, M. (2017). Prevalence of alcohol and other drugs in injured drivers and their association with clinical outcomes. European review for medical and pharmacological sciences, 21(9), 2008–2014.
Acido Gamma idrossibutirrico e gamma-butirrolattone (GHB/GBL)
L’acido gamma idrossibutirrico (GHB) è un agonista farmacologico utilizzato in ambito clinico per il trattamento della sindrome da astinenza alcolica (SAA) e per il mantenimento dell’astinenza a medio-lungo termine nei pazienti con dipendenza da alcol. Tuttavia, al di fuori dell’uso medico, è noto soprattutto per il suo impiego illecito come sostanza d’abuso, frequentemente associata a casi di facilitazione di reati sessuali (“droga dello stupro”). Il GHB e il suo precursore, il γ-butirrolattone (GBL), sono sostanze che determinano effetti psicotropi a insorgenza rapida. Nel caso del GBL, tali effetti sono conseguenti alla sua conversione in GHB dopo l’assunzione. Entrambi si presentano come liquidi incolori e inodori, completamente miscibili con acqua. Queste caratteristiche ne aumentano la pericolosità, poiché possono essere facilmente aggiunte a bevande senza essere rilevate, rendendo possibile la somministrazione a persone inconsapevoli. Durante l'uso ricreazionale, il GHB riesce a raggiungere concentrazioni molto alte nel cervello e la sua azione a questo livello è probabilmente responsabile dei suoi effetti sedativi. Gli effetti del GHB insorgono generalmente entro 5–20 minuti dall’assunzione e hanno una durata complessiva di circa 1–3 ore. La gestione del dosaggio è complessa, poiché anche variazioni minime della quantità assunta possono determinare effetti farmacologici imprevedibili.
Effetti a basse dosi
Il GHB può indurre effetti simili a quelli dell’alcol, tra cui:
- rilassamento;
- sensazione di benessere;
- riduzione delle inibizioni;
- euforia;
- aumento della loquacità.
Un incremento anche lieve della dose può determinare:
- lieve intossicazione;
- depressione del sistema nervoso centrale con perdita di coscienza;
- sedazione profonda;
- narcosi (stato comatoso con possibile attività onirica prolungata fino a 24 ore);
- vomito;
- convulsioni;
- depressione respiratoria.
Nei casi più gravi, l’evoluzione clinica può portare:
- coma;
- decesso.
Riferimenti Bibliografici
Skov, K., Johansen, S. S., Linnet, K., & Nielsen, M. K. K. (2022). A review on the forensic toxicology of global drug-facilitated sexual assaults. European Review for Medical and Pharmacological Sciences, 26(1), 183–197. https://doi.org/10.26355/eurrev_202201_27757
Corkery, J. M., Loi, B., Claridge, H., Goodair, C., Corazza, O., Elliott, S., & Schifano, F. (2015). Gamma hydroxybutyrate (GHB), gamma butyrolactone (GBL) and 1,4-butanediol (1,4-BD; BDO): A literature review with a focus on UK fatalities related to non-medical use. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 53, 52–78. https://doi.org/10.1016/j.neubiorev.2015.03.012
Amfetamine
Le amfetamine sono sostanze di origine sintetica dotate di proprietà stimolanti sul sistema nervoso centrale (SNC). Il termine “amfetamine” viene spesso utilizzato in senso esteso per indicare un gruppo di composti strutturalmente correlati che comprende principalmente l’amfetamina (A), la metamfetamina (MA), la 3,4-metilendiossiamfetamina (MDA), la 3,4-metilendiossimetamfetamina (MDMA) e la 3,4-metilendiossietilamfetamina (MDEA). Tra queste, MDA, MDMA e MDEA costituiscono il sottogruppo delle metilendiossiamfetamine e sono associate a effetti sia stimolanti sia entactogeni.
Le sostanze vengono frequentemente commercializzate nel mercato illecito in differenti formulazioni farmaceutiche e forme fisiche, tra cui polveri bianche, compresse, pastiglie, preparazioni liquide in gocce. Non è raro che tali sostanze vengano adulterate (nel gergo comune tagliate) con composti più economici come la caffeina o efedrina impiegate per incrementare il volume del prodotto, ridurne i costi di produzione o alterarne gli effetti percepiti.
Generalmente vengono assunte per via orale mentre la MA che possiede un punto di evaporazione relativamente basso, viene comunemente fumata per produrre un effetto immediato.
Effetti nel breve termine
- Aumento della vigilanza;
- Stimolazione dei sensi e aumento dell’attività motoria;
- Sensazione di aumentata energia;
- Eccitazione;
- Sensazione di completo risveglio;
- Maggior loquacità ed estroversione;
- Appetito ridotto
Rischi
L’assunzione di amfetamine a dosi elevate può avere conseguenze sul sistema cardiovascolare con rapido innalzamento della temperatura corporea, con aumento di pressione arteriosa e frequenza cardiaca con conseguenze spesso letali. Di conseguenza, nelle persone che soffrono di ipertensione o di patologie cardiache, il rischio di complicanze è significativamente più elevato. Un consumo cronico di amfetamine può comportare:
- Ansia;
- Depressione;
- Irritabilità;
- Aggressività;
- Insonnia
- Paranoia;
- Allucinazioni uditive
- Delirio.
Metamfetamina (METH o MA)
La metamfetamina è un composto appartenente alla classe delle amfetamine. Si presenta tipicamente come una polvere cristallina bianca, inodore e dal sapore amaro. Una forma particolarmente diffusa è la cosiddetta “crystal meth”, costituita da cristalli di metamfetamina.
Dal punto di vista farmacologico, la metamfetamina presenta una potenza maggiore rispetto all’amfetamina. Tuttavia, in condizioni di abuso, le due sostanze possono determinare effetti clinici e comportamentali in parte sovrapponibili, con importanti conseguenze a carico del sistema nervoso centrale e dell’organismo in generale.
Effetti percepiti nel breve termine
• Euforia;
• Aumento della vigilanza;
• Agitazione;
• Eccitazione
La MA se ingerita o fumata può produrre una sensazione psicostimolante che può durare fino a 12 ore.
Rischi
Anche per quanto riguarda la MA l’assunzione di dosi elevate può provocare innalzamenti di temperatura corporea che a loro volta possono causare convulsioni.
L’abuso a lungo termine può risultare dannoso a livello cerebrale con danni a carico dei recettori dopaminergici e con compromissione dei vasi sanguigni. Inoltre, anche in questo caso possono verificarsi:
- Ansia;
- Confusione;
- Insonnia;
- Paranoia;
- Aggressività;
- Disturbi dell’umore.
3,4-metilendiossimetamfetamina (MDMA/ Ecstasy)
L’MDMA è una sostanza psicoattiva di origine sintetica chimicamente correlata alle amfetamine. La sua assunzione è generalmente associata a modelli di consumo occasionali nel contesto della vita notturna e del divertimento. Sul mercato illecito, l’MDMA si presenta principalmente sotto forma di compresse e, meno frequentemente, come polvere bianca o in capsule. Le compresse possono avere forme, colori e simboli differenti e non sempre contengono esclusivamente MDMA, poiché nella composizione possono essere presenti anche altre sostanze. Viene assunta principalmente per via orale ingerita direttamente o polverizzata e disciolta in bevande. Raramente viene fumata.
Effetti
La sostanza presenta spiccati effetti eccitanti ed entactogeni (aumenta il senso di empatia, vicinanza emotiva e connessione con gli altri). I primi effetti soggettivi fisici e comportamentali che si manifestano dopo circa 30 minuti dall’ingestione e che possono protrarsi fino a 6 ore circa sono:
- Euforia;
- Ipereccitabilità;
- Nervosismo;
- Aumento del battito cardiaco
- Aumento della temperatura corporea;
- Insonnia;
- Anoressia;
- Bruxismo;
- Midriasi
Effetti dell’uso frequente e prolungato
In seguito ad uso frequente e prolungato o ad intossicazione acuta possono comparire:
- Allucinazioni;
- Stati Confusionali;
- Delirio;
- Ansia;
- Attacchi di panico;
Rischi dovuti ad intossicazione
L’intossicazione acuta da uso di MDMA comporta rischi significativi per diversi organi. La sostanza può provocare:
- Danni epatici;
- Tossicità cardiaca;
- Ipertensione polmonare;
- Tremori e convulsioni
Nei casi più gravi si può andare incontro a:
- Rabdomiolisi (rottura delle fibre muscolari scheletriche);
- Coagulazione intravascolare disseminata;
- Ipertermia;
- Insufficienza renale acuta;
- Episodi psicotici acuti
Riferimenti bibliografici
Dipartimento per le Politiche Antidroga. (n.d.). Dipartimento per le Politiche Antidroga. Presidenza del Consiglio dei Ministri. https://www.politicheantidroga.gov.it/it/
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Healthline Editorial Team. (2021). Your guide to MDMA's effects on the brain. Healthline. https://www.healthline.com/health/substance-use/mdma-effects-on-brain
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World Health Organization. (2001). The health and social effects of nonmedical use of MDMA (ecstasy). World Health Organization.
Benzodiazepine
Le benzodiazepine, classicamente prescritte dal medico, costituiscono una classe di farmaci dotata di attività ansiolitiche, sedative, ipnotiche, anticonvulsivanti e miorilassanti con diverse indicazioni farmacologiche, tra cui le principali sono: stati ansiosi e di panico, agitazione, problemi di insonnia, ma anche trattamento dell’intossicazione acuta da cocaina, amfetamine, allucinogeni e trattamento della dipendenza da alcol. Sono disponibili sotto forma di compresse, capsule, soluzioni iniettabili e soluzioni orali. L’intossicazione acuta da abuso di benzodiazepine è raramente letale, a meno che il soggetto intossicato non abbia assunto contemporaneamente altre sostanze depressive del sistema nervoso centrale, come ad esempio l’alcol etilico.
Effetti
L’uso non controllato di questi psicofarmaci può dare origine a effetti collaterali legati ai loro effetti sedativi e all’azione miorilassante. Tra i vari effetti si possono includere:
- sonnolenza;
- vertigini;
- diminuzione della vigilanza e della concentrazione;
- mancanza di coordinamento che può essere causa di cadute e lesioni, in particolare, negli anziani.
Sebbene siano rari i casi di overdose fatale dovuta all’uso di benzodiazepine, i rischi dell’uso combinato di analgesici oppioidi e benzodiazepine possono essere severi in quanto oppioidi e benzodiazepine sono entrambi depressori del sistema nervoso centrale e il loro uso combinato può portare a gravi effetti collaterali come:
- depressione respiratoria;
- coma;
- decesso
Riferimenti bibliografici
Votaw, V. R., Geyer, R., Rieselbach, M. M., & McHugh, R. K. (2019). The epidemiology of benzodiazepine misuse: A systematic review. Drug and Alcohol Dependence, 200, 95–114. https://doi.org/10.1016/j.drugalcdep.2019.02.033
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Cannabis e Cannabis light
La Cannabis è una sostanza che riduce l’attività del sistema nervoso centrale, producendo effetti come rilassamento, sonnolenza, riduzione dell’ansia o diminuzione della vigilanza. Con la progressiva attenuazione degli effetti della sostanza, possono manifestarsi un aumento dell’irritabilità e della reattività aggressiva, associati alla comparsa di craving, definito come il desiderio intenso e compulsivo di assumere nuovamente la sostanza.
La Cannabis Sativa è una pianta ampiamente diffusa in aree temperate e tropicali fonte di numerosi principi definiti fitocannabinoidi. Il fitocannabinoide principale è il Δ9-tetraidrocannabinolo (THC, Δ9-THC) che presenta effetti psicotropi. Tra gli altri fitocannabinoidi maggiormente presenti sulle estremità fiorite troviamo il cannabidiolo (CBD) noto per i suoi effetti miorilassanti ed il cannabinolo (CBN). La maggior concentrazione di cannabinoidi si riscontra nelle estremità fiorite, meno nelle foglie e solo piccolissime quantità sono riscontrate nel fusto e nelle radici. La cannabis è tuttavia una sostanza con effetti complessi sul sistema nervoso centrale, comprendenti effetti sedativi, rilassanti, euforizzanti e, a dosi elevate, alterazioni percettive.
Si parla di:
- Marijuana costituita principalmente da infiorescenze, foglie e parti essiccate della pianta di Cannabis sativa.
- Hashish ottenuto dalla compressione della resina estratta dalle infiorescenze della pianta di Cannabis sativa. Si presenta in forma solida, di colore marrone, emanante un forte odore.
- Olio di cannabis ottenuto mediante distillazione ripetuta delle foglie o della resina della Cannabis indica. Si presenta come una sostanza liquida, densa e viscosa di colore scuro, con un odore caratteristico e molto aromatico.
La cannabis in genere viene:
- Fumata: spesso mescolata al tabacco o inserita in un dispositivo per il fumo (bong);
- Vaporizzata: (mediante un apposito vaporizzatore che porta le infiorescenze essiccate ad elevata temperatura e rilascia il principio psicoattivo THC. In questo modo si evita l’utilizzo del tabacco;
- Ingerita: attraverso alimenti o bevande contenenti cannabis.
Effetti
Una delle caratteristiche dei cannabinoidi è la grande varietà di effetti farmacologici prodotti che dipendono dal soggetto, dalle aspettative, dalla qualità della cannabis e dal modo di assumerla. Se consumata a piccole dosi produce:
- sensazione di benessere, euforia;
- rilassatezza;
- sedazione, letargia
- diversa percezione spazio-temporale;
- irritazione congiuntivale;
- midriasi;
- secchezza delle fauci;
- giramento di testa, instabilità, atassia;
- diminuzione della pressione arteriosa;
- allucinazioni, paranoie, psicosi, disturbi psichiatrici;
- Sindrome “amotivazionale” caratterizzata da apatia, difficoltà di concentrazione, compromissione della memoria a breve termine.
Rischi
L’uso cronico della cannabis ad alto dosaggio può comportare seri rischi per la salute. In particolare, possono verificarsi:
- Irritazione delle vie respiratorie;
- Broncocostrizione;
- Aumento del rischio di tumore ai polmoni a seguito della combinazione con il tabacco.
Cannabis light
Il termine «cannabis light» si riferisce tradizionalmente a preparazioni ottenute da varietà certificate di Cannabis sativa L. caratterizzate da un contenuto ridotto di Δ9-tetraidrocannabinolo (THC). Nell'ambito della disciplina della canapa industriale, la Legge n. 242/2016 ha previsto la coltivazione di varietà iscritte nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole dell'Unione europea. La medesima normativa stabiliva che il valore di THC compreso tra 0,2% e 0,6% costituisse una soglia di tolleranza a tutela del coltivatore, escludendone la responsabilità qualora fossero state rispettate le prescrizioni previste dalla legge; tale valore non rappresentava un limite generale di commercializzazione del prodotto.
I prodotti comunemente identificati come «cannabis light» sono stati commercializzati prevalentemente come «prodotti a uso tecnico», «profumatori per ambiente» o «articoli da collezione» e non risultavano autorizzati per impieghi di tipo medico, alimentare o per il consumo mediante combustione o inalazione. Le etichettature riportavano frequentemente diciture quali «non destinato al consumo umano», «prodotto da collezione» o «miscela di erbe aromatiche», con la finalità di escluderne esplicitamente l'utilizzo terapeutico o ricreativo.
Il quadro normativo italiano ha tuttavia subito significative modifiche nel 2025. Con il Decreto-Legge 11 aprile 2025, n. 48, convertito nella Legge 9 giugno 2025, n. 80, le infiorescenze di canapa e i prodotti da esse derivati (quali estratti, resine e oli) sono stati esclusi dall'ambito applicativo della Legge n. 242/2016. La normativa vigente vieta l'importazione, la lavorazione, la detenzione, la cessione, la distribuzione, il commercio, il trasporto, la spedizione e la vendita al pubblico delle infiorescenze di canapa, indipendentemente dal contenuto di THC, fatta salva la loro utilizzazione per specifiche finalità agricole connesse alla produzione di semi.
Le evidenze scientifiche attualmente disponibili riguardanti gli effetti soggettivi e il profilo di sicurezza dei prodotti comunemente definiti «cannabis light» risultano ancora limitate. La letteratura clinica disponibile è relativamente esigua e non consente, allo stato attuale delle conoscenze, di delineare in maniera conclusiva il profilo farmacodinamico, tossicologico e gli eventuali effetti a lungo termine associati all'esposizione a tali preparazioni. Pertanto, l'efficacia e la sicurezza di tali prodotti non possono essere considerate definitive.
La normativa sulla canapa industriale e sui prodotti derivati è oggetto di aggiornamenti e interpretazioni applicative. Le informazioni riportate hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere delle autorità competenti o di un consulente legale.
Riferimenti bibliografici
European Union Drugs Agency. (2025). European drug report 2025: Trends and developments – Cannabis. Publications Office of the European Union. https://www.euda.europa.eu/publications/european-drug-report/2025/cannabis_it
ElSohly, M. A., Radwan, M. M., Gul, W., Chandra, S., & Galal, A. (2017). Phytochemistry of Cannabis sativa L. Progress in the Chemistry of Organic Natural Products, 103, 1–36. https://doi.org/10.1007/978-3-319-45541-9_1
Pelletti, G., Barone, R., Giorgetti, A., Garagnani, M., Rossi, F., Fais, P., & Pelotti, S. (2021). "Light cannabis" consumption in a sample of young adults: Preliminary pharmacokinetic data and psychomotor impairment evaluation. Forensic Science International, 323, 110822. https://doi.org/10.1016/j.forsciint.2021.110822
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Cannabinoidi sintetici e semi sintetici
Le Nuove Sostanze Psicoattive (NSP) sono molecole, per lo più sintetizzate in laboratorio, caratterizzate da proprietà farmacologiche e tossicologiche che possono rappresentare un grave rischio per la salute dei consumatori. Negli ultimi vent'anni si sono diffuse nel mercato delle sostanze illecite come alternative alle sostanze già sottoposte a controllo normativo. Pur riproducendone gli effetti psicoattivi, le NSP presentano spesso una maggiore potenza e tossicità. Inoltre, non sempre sono strutturalmente simili alle sostanze d’abuso che imitano, rendendo più complessa la loro identificazione e regolamentazione. Sebbene le conoscenze sui rischi per la salute associati alle Nuove Sostanze Psicoattive siano ancora limitate, numerose evidenze indicano che alcune di esse possono determinare effetti tossici acuti di elevata gravità, causando intossicazioni severe, talvolta mortali, e altre rilevanti conseguenze cliniche.
A questa classe appartengono: cannabinoidi sintetici e semi sintetici, catinoni sintetici, oppioidi sintetici e nitazenici (vedi paragrafo oppiacei ed oppioidi) ma anche fenetilamine, piperazine.
Cannabinoidi sintetici e semi sintetici
I cannabinoidi sintetici sono sostanze prodotte in laboratorio che non hanno necessariamente una struttura chimica identica ai cannabinoidi naturali, ma ne imitano alcuni effetti sull’organismo. Attualmente viene effettuata una distinzione tra cannabinoidi sintetici e cannabinoidi semi-sintetici. I Cannabinoidi sintetici sono stati sviluppati con l’obiettivo di riprodurre, almeno in parte, le proprietà del Δ9-tetraidrocannabinolo (THC), il principale composto psicoattivo presente nella cannabis. Si presentano in forma cristallina, in polvere o liquida, oppure come trinciati di erba. Possono essere utilizzati come additivi sintetici in presunte miscele «a base di erbe» o «incenso».
I cannabinoidi semi-sintetici sono derivati ottenuti mediante modificazioni chimiche dei cannabinoidi naturalmente presenti nella pianta di cannabis. Segnalati per la prima volta nel 2022, sono stati commercializzati come alternative legali alla cannabis e al Δ9-tetraidrocannabinolo (Δ9-THC). La loro diffusione sul mercato è stata particolarmente rapida, inducendo le autorità competenti ad adottare misure di controllo. Tra le prime sostanze identificate e successivamente sottoposte a monitoraggio vi è l’esaidrocannabinolo (HHC). Tra gli altri cannabinoidi semisintetici ampiamente diffusi in Europa figurano l’esaidrocannabinolo-O-acetato (HHC-O), l’esaidrocannabiforolo (HHC-P), il delta-9-tetraidrocannabiforolo (Δ9-THCP) e l’esaidrocannabiforolo acetato (HHC-P-O-A). Come i cannabinoidi naturali, queste sostanze agiscono legandosi ai recettori cannabinoidi CB1 e CB2 presenti nel sistema nervoso centrale e in diversi organi periferici. Tuttavia, molti di questi composti mostrano un’affinità per tali recettori superiore a quella del Δ9-THC, determinando effetti farmacologici più intensi e prolungati. Di conseguenza, il loro profilo tossicologico risulta ancora poco conosciuto e gli effetti sulla salute possono essere particolarmente imprevedibili, con un rischio maggiore di reazioni avverse anche gravi.
Effetti cannabinoidi sintetici
Poiché la composizione esatta di queste sostanze è sconosciuta, e poiché varia molto da una “fornitura” all’altra, è possibile che gli effetti siano molto diversi da quanto il consumatore si aspetti. Vengono riportati:
- alterazione dello stato mentale (agitazione, allucinazioni e psicosi);
- ipertensione;
- tachicardia;
- infarto miocardico.
Per la crescente tossicità di questi composti, il loro uso è stato associato a numerose gravi intossicazioni a volte risultate fatali.
Effetti cannabinoidi semi-sintetici
Per quanto concerne gli effetti dei cannabinoidi semisintetici sull’organismo umano, le evidenze disponibili risultano ancora limitate e non esaustive. Tuttavia, dati preliminari derivanti da studi osservazionali e segnalazioni cliniche indicano un incremento dei casi di intossicazione acuta associati al loro consumo. Studi clinici e revisioni sistematiche documentano effetti avversi significativi, tra cui:
- psicosi acute;
- convulsioni;
- eventi cardiovascolari (tachicardia, infarto);
- danno renale;
- esiti fatali.
Riferimenti bibliografici
Dipartimento per le Politiche Antidroga. (n.d.). Nuove sostanze psicoattive. Presidenza del Consiglio dei Ministri. https://www.dipendenze.gov.it/it/notizie-e-approfondimenti/dipendenze-le-droghe/nuove-sostanze-psicoattive/
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United Nations Office on Drugs and Crime. (n.d.). Early Warning Advisory on New Psychoactive Substances. Retrieved June 23, 2026, from https://www.unodc.org/LSS/Page/NPS
European Union Drugs Agency. (2026). European drug report 2026: Trends and developments. Publications Office of the European Union. https://www.euda.europa.eu/publications/european-drug-report/2026_en
World Health Organization. (2018). Critical review reports on synthetic cannabinoids. World Health Organization.
Catinoni sintetici
Le Nuove Sostanze Psicoattive (NSP) sono molecole, per lo più sintetizzate in laboratorio, caratterizzate da proprietà farmacologiche e tossicologiche che possono rappresentare un grave rischio per la salute dei consumatori. Negli ultimi vent'anni si sono diffuse nel mercato delle sostanze illecite come alternative alle sostanze già sottoposte a controllo normativo. Pur riproducendone gli effetti psicoattivi, le NSP presentano spesso una maggiore potenza e tossicità. Inoltre, non sempre sono strutturalmente simili alle sostanze d’abuso che imitano, rendendo più complessa la loro identificazione e regolamentazione. Sebbene le conoscenze sui rischi per la salute associati alle Nuove Sostanze Psicoattive siano ancora limitate, numerose evidenze indicano che alcune di esse possono determinare effetti tossici acuti di elevata gravità, causando intossicazioni severe, talvolta mortali, e altre rilevanti conseguenze cliniche.
A questa classe appartengono: cannabinoidi sintetici e semi sintetici, catinoni sintetici, oppioidi sintetici e nitazenici (vedi paragrafo oppiacei ed oppioidi) ma anche fenetilamine, piperazine.
Catinoni Sintetici
I catinoni sintetici rappresentano una classe di sostanze psicoattive strutturalmente derivate dal catinone, un alcaloide naturalmente presente nelle foglie di Catha edulis (khat). Tra i primi composti identificati sul mercato delle droghe ricreative, a partire dal 2010, figurano il mefedrone (4-metilmetcatinone, 4-MMC), il metcatinone, il butilone, il metilone e il metilenediossipirovalerone (MDPV), sostanze che costituiscono la cosiddetta “prima generazione” di catinoni sintetici. Successivamente, la continua introduzione di modifiche strutturali, finalizzate principalmente a eludere i controlli normativi e forensi, ha portato alla comparsa di numerosi nuovi derivati. Ciò ha determinato l'emergere di catinoni sintetici appartenenti a generazioni successive, caratterizzati da proprietà farmacologiche e tossicologiche spesso differenti tra loro (pirovalerone, α-pirrolidinopentiofenone (α-PVP), pentilone, 2-MMC, il 3-CMC). Al fine di aggirare le normative vigenti e ridurre il rischio di controlli da parte delle autorità, queste sostanze vengono frequentemente immesse sul mercato con denominazioni commerciali fuorvianti, quali “Explosion”, “Blow” e “Recharge”, oppure presentate come prodotti non destinati al consumo umano, ad esempio fertilizzanti o “sali da bagno”. Le confezioni riportano spesso la dicitura “non adatti al consumo umano”, una strategia utilizzata per eludere le disposizioni normative pur mantenendo la commercializzazione di tali composti a scopo ricreativo. Possono essere assunti attraverso diverse vie di somministrazione. Le modalità più comuni includono la via orale e la via intranasale. Gli effetti farmacodinamici dei catinoni sintetici variano in funzione della specifica sostanza, ma sono generalmente sovrapponibili a quelli di cocaina, amfetamina e MDMA, includendo stimolazione, euforia ed effetti entactogeni. Gli effetti di breve durata, associati a un rapido picco d’azione, favoriscono frequenti episodi di riassunzione compulsiva (redosing), con conseguente aumento del rischio di tossicità acuta, dipendenza psicologica e assunzione di dosi cumulative elevate.
Effetti
L’intossicazione da catinoni sintetici può manifestarsi con:
- tachicardia;
- ipertensione arteriosa;
- ipertermia;
- agitazione psicomotoria;
- ansia, paranoia;
- convulsioni, sindrome serotoninergica;
- rabdomiolisi;
- insufficienza multiorgano.
L’uso cronico è stato inoltre associato a:
- disturbi neuropsichiatrici persistenti (depressione);
- deficit cognitivi;
- disturbi del sonno;
- sintomatologia psicotica.
Riferimenti bibliografici
Dipartimento per le Politiche Antidroga. (n.d.). Nuove sostanze psicoattive. Presidenza del Consiglio dei Ministri. https://www.dipendenze.gov.it/it/notizie-e-approfondimenti/dipendenze-le-droghe/nuove-sostanze-psicoattive/
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Cocaina
La cocaina è una sostanza stimolante psicoattiva, che agisce sul sistema nervoso centrale, accelerando l’attività cerebrale e psicomotoria. Si ottiene dalle foglie della coca (Erythroxylum coca), una pianta originaria del Sud America. La cocaina si presenta generalmente come una polvere cristallina bianca.
Il crack è invece una forma base della cocaina e si presenta sotto forma di piccoli frammenti o cristalli irregolari. Esso viene ottenuto attraverso la trasformazione della cocaina mediante l’impiego di sostanze alcaline, come bicarbonato di sodio e/o ammoniaca.
Gli effetti derivanti dall’uso di cocaina variano in funzione della dose e della frequenza di assunzione e pertanto è possibile parlare di effetti a breve termine ed effetti a lungo termine.
Effetti a breve termine
Questi effetti compaiono immediatamente dopo l’assunzione di una singola dose e scompaiono nell’arco di poche ore. Si riscontrano frequentemente
- sensazione intensa di euforia;
- aumento dello stato di vigilanza e dell’energia;
- maggiore attivazione e stimolazione dei sensi;
- maggiore sicurezza di sé;
- diminuzione dell’appetito;
- diminuzione del sonno;
ma anche:
- vasocostrizione
- aumento della frequenza cardiaca
- aumento della temperatura corporea
- dilatazione delle pupille
Effetti a lungo termine
Dosi elevate e frequenti a lungo termine possono comportare:
- Stati ansiosi;
- Irritabilità;
- Comportamenti aggressivi;
- Attacchi di panico;
- Allucinazioni tattili
- Perdita dell’olfatto;
- Epistassi frequenti;
- Forte irritazione delle vie respiratorie (in caso di consumo di crack)
Sono inoltre possibili:
- Dispnea;
- Ipertensione;
- Aritmie cardiache;
- Infarto del miocardio
- Emorragia cerebrale
Assunzione insieme ad altre sostanze
L’assunzione di cocaina insieme ad altre sostanze può aumentare il rischio di overdose. Alcune combinazioni possono avere effetti particolarmente pericolosi e a volte fatali, come l’assunzione dello speedball (cocaina + eroina). Inoltre, risulta particolarmente pericolosa l’assunzione di cocaina e alcol.
Rischi
A causa della breve emivita della cocaina, i sintomi di astinenza si sviluppano rapidamente dopo l'ultima dose nei consumatori abituali. Questa astinenza è caratterizzata da una prima fase in cui prevale energia, il bisogno di sonno e disforia. Nella seconda fase della durata di qualche settimana possono comparire:
- Depressione;
- Apatia;
- perdita di motivazione;
- ideazione suicidaria.
Riferimenti bibliografici
Dipartimento per le Politiche Antidroga. (n.d.). Dipartimento per le Politiche Antidroga. Presidenza del Consiglio dei Ministri. https://www.politicheantidroga.gov.it/
European Union Drugs Agency. (2025). European drug report 2025: Trends and developments – Cocaine. Publications Office of the European Union. https://www.euda.europa.eu/publications/european-drug-report/2025/cocaine_it
European Union Drugs Agency. (2026). European drug report 2026: Trends and developments. Publications Office of the European Union. https://www.euda.europa.eu/publications/european-drug-report/2026_en
Havakuk, O., Rezkalla, S. H., & Kloner, R. A. (2017). The cardiovascular effects of cocaine. Journal of the American College of Cardiology, 70(1), 101–113. https://doi.org/10.1016/j.jacc.2017.05.014
Roque Bravo, R., Faria, A. C., Brito-da-Costa, A. M., Carmo, H., Mladěnka, P., Dias da Silva, D., Remião, F., & On Behalf Of The Oemonom Researchers. (2022). Cocaine: An updated overview on chemistry, detection, biokinetics, and pharmacotoxicological aspects including abuse pattern. Toxins, 14(4), 278. https://doi.org/10.3390/toxins14040278
United Nations Office on Drugs and Crime. (2024). World drug report 2024. United Nations. https://www.unodc.org/unodc/en/data-and-analysis/world-drug-report-2024.html
Fenetilammine
Le Nuove Sostanze Psicoattive (NSP) sono molecole, per lo più sintetizzate in laboratorio, caratterizzate da proprietà farmacologiche e tossicologiche che possono rappresentare un grave rischio per la salute dei consumatori. Negli ultimi vent'anni si sono diffuse nel mercato delle sostanze illecite come alternative alle sostanze già sottoposte a controllo normativo. Pur riproducendone gli effetti psicoattivi, le NSP presentano spesso una maggiore potenza e tossicità. Inoltre, non sempre sono strutturalmente simili alle sostanze d’abuso che imitano, rendendo più complessa la loro identificazione e regolamentazione. Sebbene le conoscenze sui rischi per la salute associati alle Nuove Sostanze Psicoattive siano ancora limitate, numerose evidenze indicano che alcune di esse possono determinare effetti tossici acuti di elevata gravità, causando intossicazioni severe, talvolta mortali, e altre rilevanti conseguenze cliniche.
A questa classe appartengono: cannabinoidi sintetici e semi sintetici, catinoni sintetici, oppioidi sintetici e nitazenici (vedi paragrafo oppiacei ed oppioidi) ma anche fenetilamine, piperazine.
Fenetilammine
Le fenetilamine sono una classe di molecole ad azione psicoattiva e stimolante piuttosto ampia e analoga strutturalmente all’amfetamina e ai derivati. Un sottogruppo rilevante è rappresentato dalle cosiddette “2C”, in particolare la 4-bromo-2,5-dimetossifenetilammina (2C-B), una sostanza psicotropa con effetti principalmente psichedelici e, a dosaggi differenti, anche entactogeni conosciuta come “cocaina rosa”. In realtà sul mercato illecito, la cosiddetta “cocaina rosa” non corrisponde necessariamente al 2C-B puro. Si tratta infatti di una miscela non standardizzata, che può contenere diverse sostanze psicoattive, tra cui MDMA e ketamina, oltre ad altri composti non sempre identificati. Questa variabilità nella composizione comporta una significativa imprevedibilità degli effetti. La combinazione di queste sostanze in prodotti non controllati può determinare effetti sinergici imprevedibili sul sistema nervoso centrale. In generale, l’insorgenza degli effetti avviene entro 1–3 ore dall’assunzione e la durata complessiva può variare indicativamente tra 4 e 8 ore, con ampia variabilità interindividuale e in base alla composizione della sostanza e alle modalità di assunzione.
Effetti
Nel caso delle fenetilamine e delle sostanze vendute come “cocaina rosa”, il principale fattore di rischio non è una singola molecola, ma la variabilità non controllata delle miscele. Gli effetti a cui un consumatore può andare incontro possono essere:
- ansia;
- attacchi di panico;
- disorientamento;
- allucinazioni;
- compromissione del controllo comportamentale;
- effetti avversi a carico del sistema cardiovascolare.
Riferimenti bibliografici
Graddy, R., Buresh, M. E., & Rastegar, D. A. (2018). New and emerging illicit psychoactive substances. Medical Clinics of North America, 102(4), 697–714. https://doi.org/10.1016/j.mcna.2018.02.010
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Papaseit, E., Farré, M., Pérez-Mañá, C., Torrens, M., Ventura, M., Pujadas, M., de la Torre, R., & González, D. (2018). Acute pharmacological effects of 2C-B in humans: An observational study. Frontiers in Pharmacology, 9, Article 206. https://doi.org/10.3389/fphar.2018.00206
UNODC Early Warning Advisory on New Psychoactive Substances
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European Union Drugs Agency. (2026). European drug report 2026: Trends and developments. Publications Office of the European Union. https://www.euda.europa.eu/publications/european-drug-report/2026_en
Ketamina
La ketamina è un composto derivato dalla fenciclidina sintetizzata per la prima volta nel 1962 con l’obiettivo di ottenere un anestetico efficace simile alla fenciclidina dagli effetti collaterali più contenuti. In ambito clinico, infatti, viene utilizzata per indurre anestesia e sedazione rapida. Attualmente la ketamina, anche nota con i nomi di strada K,Ketaset, Special K, Kit kat, Super acid, Catvalium, Valium per gatto o Vitamina K, è una delle sostanze d’abuso più diffuse nei contesti ricreativi spesso assunta in associazione con altre sostanze psicoattive (alcol, amfetamine, allucinogeni o cocaina, nel cosiddetto mix “CK).
La forma utilizzata in ambito medico si presenta come una soluzione liquida inodore e insapore disponibile in fiale o flaconcini mentre per la distribuzione illegale, la ketamina viene generalmente trasformata in una polvere bianca attraverso un processo di evaporazione. In questa forma può essere inalata, ingerita sotto forma di compresse o capsule, oppure sciolta in un liquido e iniettata.Se somministrata per via intramuscolare il picco plasmatico si raggiunge entro i 5 minuti con un inizio di azione entro i primi 5-10 minuti mentre con somministrazione orale il tempo d’azione è inferiore a 30 minuti. Il suo meccanismo d’azione prevede un blocco dei recettori del glutammato, il principale neurotrasmettitore eccitatorio del sistema nervoso centrale. Questo meccanismo induce uno stato dissociativo (sensazione di distacco da sé e dall’ambiente) e riduce la percezione del dolore, senza deprimere in modo significativo la respirazione.
Effetti
L’abuso ed un uso prolungato possono provocare oltre alla dipendenza: rilassamento; calma; euforia. Se consumata ad alti dosaggi, si possono avere: effetti dissociativi; alterazione della percezione della realtà; coordinazione motoria compromessa; allucinazioni visive e uditive; riduzione della capacità di percepire situazioni potenzialmente pericolose.
Riferimenti bibliografici
Morgan, C.J.A., Curran, H.V. and the Independent Scientific Committee on Drugs (ISCD) (2012), Ketamine use: a review. Addiction, 107: 27-38.
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Non Benzodiazepine (Z-drugs)
Le Z-drugs costituiscono una classe di farmaci non benzodiazepinici che producono effetti simili a quelli delle benzodiazepine, ma sono caratterizzate da un'insorgenza d'azione più rapida e da una più veloce eliminazione dall'organismo. Questi farmaci (Zopiclone , Eszopiclone , Zolpidem ,Zaleplon ) impiegati per il trattamento a breve termine dell'insonnia possono causare diversi effetti avversi come:
• compromissione delle funzioni cognitive;
• alterazioni della memoria;
• deficit psicomotori;
• disturbi dell'equilibrio;
• sviluppo di dipendenza.
Inoltre, il loro utilizzo è stato associato a un aumento del rischio di incidenti stradali e di cadute, in particolare nella popolazione anziana.
Riferimenti bibliografici
Scharner, V., Hasieber, L., Sönnichsen, A., & Mann, E. (2022). Efficacy and safety of Z-substances in the management of insomnia in older adults: A systematic review for the development of recommendations to reduce potentially inappropriate prescribing. BMC Geriatrics, 22(1), 87. https://doi.org/10.1186/s12877-022-02757-6
Capiau, A., Dierckx, E., & Petrovic, M. (2023). Therapeutic dilemmas with benzodiazepines and Z-drugs: Insomnia and anxiety disorders versus increased fall risk: A clinical review. European Geriatric Medicine, 14, 1007–1018. https://doi.org/10.1007/s41999-022-00731-4
O’Reilly, T., Ryan, C., Byrne, S., & Cooper, J. A. (2025). Potentially inappropriate prescribing and falls-risk increasing drugs among older adults who fall: A systematic review and meta-analysis. Age and Ageing, 54(10), afaf300. https://doi.org/10.1093/ageing/afaf300
Palagini, L.,Bianchini, C. (2022). Pharmacotherapeutic management of insomnia and effects on sleep processes, neural plasticity, and brain systems modulating stress: A narrative review. Frontiers in Neuroscience, 16, Article 893015. https://doi.org/10.3389/fnins.2022.893015
Nuove Benzodiazepine
Le Nuove Sostanze Psicoattive (NSP) sono molecole, per lo più sintetizzate in laboratorio, caratterizzate da proprietà farmacologiche e tossicologiche che possono rappresentare un grave rischio per la salute dei consumatori. Negli ultimi vent'anni si sono diffuse nel mercato delle sostanze illecite come alternative alle sostanze già sottoposte a controllo normativo. Pur riproducendone gli effetti psicoattivi, le NSP presentano spesso una maggiore potenza e tossicità. Inoltre, non sempre sono strutturalmente simili alle sostanze d’abuso che imitano, rendendo più complessa la loro identificazione e regolamentazione. Sebbene le conoscenze sui rischi per la salute associati alle Nuove Sostanze Psicoattive siano ancora limitate, numerose evidenze indicano che alcune di esse possono determinare effetti tossici acuti di elevata gravità, causando intossicazioni severe, talvolta mortali, e altre rilevanti conseguenze cliniche.
Le nuove benzodiazepine
Le benzodiazepine di sintesi (Designer Benzodiazepines, DBZ) sono composti strutturalmente correlati alle benzodiazepine tradizionali, dai quali differiscono per specifiche modifiche chimiche introdotte al fine di alterarne le proprietà farmacologiche o di aggirare le normative sul controllo delle sostanze. A differenza delle benzodiazepine autorizzate per uso terapeutico, molte DBZ non sono state sottoposte a studi clinici approfonditi; di conseguenza, le loro caratteristiche farmacocinetiche e farmacodinamiche, così come il loro profilo di sicurezza e tossicità, risultano spesso poco conosciute. Inoltre, poiché alcune di queste sostanze non rientrano immediatamente nei sistemi di regolamentazione e controllo vigenti, il loro impiego può essere associato a un maggiore rischio di uso improprio, dipendenza, intossicazione e altri effetti avversi per la salute. Tra le principali benzodiazepine di sintesi identificate nei programmi di monitoraggio e nei test tossicologici figurano: bromazolam, clonazolam, diclazepam, etizolam, flualprazolam, flubromazepam, flubromazolam, nitrazolam e fenazepam.
Effetti
Gli effetti più comuni associati all'uso delle DBZ comprendono:
- sviluppo di dipendenza;
- ansia di rimbalzo;
- compromissione della memoria;
- sindrome da sospensione che può manifestarsi all'interruzione del trattamento.
In caso di tossicità acuta possono essere presenti:
- depressione del sistema nervoso centrale;
- linguaggio rallentato;
- atassia;
- alterazione dello stato mentale;
- depressione respiratoria.
Riferimenti bibliografici
Graddy, R., Buresh, M. E., & Rastegar, D. A. (2018). New and emerging illicit psychoactive substances. Medical Clinics of North America, 102(4), 697–714. https://doi.org/10.1016/j.mcna.2018.02.010
Manchester, K. R., Lomas, E. C., Waters, L., Dempsey, F. C., & Maskell, P. D. (2018). The emergence of new psychoactive substance (NPS) benzodiazepines: A review. Drug Testing and Analysis, 10(1), 37–53. https://doi.org/10.1002/dta.2211
Moustafa, R. E., Tarbah, F., Saeed, H. S., & Sharif, S. I. (2021). Designer benzodiazepines versus prescription benzodiazepines: Can structural relation predict the next step? Critical Reviews in Toxicology, 51(3), 249–263. https://doi.org/10.1080/10408444.2021.1904985
Orsolini, L., Corkery, J. M., Chiappini, S., Guirguis, A., Vento, A., De Berardis, D., Papanti, D., & Schifano, F. (2020). 'New/designer benzodiazepines': An analysis of the literature and psychonauts' trip reports. Current Neuropharmacology, 18(9), 809–837. https://doi.org/10.2174/1570159X18666200110121333
United Nations Office on Drugs and Crime. (n.d.). Early Warning Advisory on New Psychoactive Substances. Retrieved June 23, 2026, from https://www.unodc.org/LSS/Page/NPS
European Union Drugs Agency. (2026). European drug report 2026: Trends and developments. Publications Office of the European Union. https://www.euda.europa.eu/publications/european-drug-report/2026_en
Oppiacei e Oppioidi
Gli oppiacei e gli oppioidi appartengono alla classe delle sostanze sedative. Gli oppiacei sono sostanze naturali ottenute dall’oppio, un lattice estratto mediante incisione delle capsule immature di Papaver somniferum. Il termine oppioidi comprende un'ampia classe di sostanze semisintetiche e sintetiche.
Le sostanze naturali comprendono la morfina e la codeina. Le sostanze semi-sintetiche sono rappresentate dall’eroina che si ottiene dalla morfina per reazione con anidride acetica, ossicodone, ossimorfone, idrocodone. Le sostanze sintetiche quali fentanyl ed i suoi derivati, tramadolo sono sostanze che vengono principalmente utilizzate a scopo terapeutico nel trattamento del dolore cronico.
Morfina
La morfina è una sostanza naturale ricavata dall’oppio la cui azione più importante è quella di esercitare potenti effetti analgesici a carico del sistema nervoso.
Effetti principali
- forte riduzione del dolore (analgesia)
- sedazione e rilassamento
Rischi
Il consumo di dosi ripetute superiori a quelle analgesiche (10-15 mg) può comportare intossicazione cronica la cui gravità dipende molto dal dosaggio medio assunto, dalla purezza della sostanza e dalla modalità di assunzione. Possono verificarsi:
- apatia;
- sonnolenza;
- sudorazione;
- dimagrimento progressivo:
- problemi a livello epatico e polmonare;
- alterazioni anche a carico del sistema immunitario.
- diminuzione della frequenza e dell’ampiezza del respiro e l’inibizione dell’automatismo respiratorio;
- miosi;
- capogiri, disorientamento e aumento della pressione endocranica
- coma
- edema polmonare;
- insufficienza cardiaca;
- infarto;
- paralisi intestinale
Eroina
L’eroina è un oppioide semisintetico che si ottiene mediante doppia acetilazione della morfina (difatti viene anche chiamata Diacetilmorfina). Dopo essere stata assunta, raggiunge rapidamente il sistema nervoso centrale (è una molecola lipofila che passa rapidamente nel sistema nervoso centrale con un’emivita plasmatica di circa 4-5 minuti), dove si trasforma prima in monoacetilmorfina e quindi nuovamente in morfina, responsabile degli effetti della sostanza.
L’eroina si presenta generalmente come una polvere di colore bianco, beige o marrone. Il colore e l’aspetto variano in base al metodo di produzione, alla purezza e alle sostanze utilizzate per il taglio. Generalmente l’eroina viene assunta per via endovenosa o intramuscolare. Tuttavia, l’eroina viene anche “sniffata” o fumata, sia per evitare i rischi di infezione legati alla via iniettiva, sia nell’errata convinzione che tali modalità di consumo conducano meno facilmente alla dipendenza dalla sostanza. L’iniezione endovenosa produce la maggiore intensità e il più rapido (da 7 a 8 secondi) sopraggiungere dell’iniziale effetto euforico (definito “rush”), mentre con l’iniezione intramuscolare tale effetto compare più lentamente (da 5 a 8 minuti). Quando l’eroina viene inalata o fumata, il massimo effetto si ottiene fra i 10 e i 15 minuti.
Effetti principali
- euforia;
- abbassamento del ritmo cardiaco e della pressione arteriosa;
- prurito;
- restringimento delle pupille;
- rallentamento dei processi ideomotori;
- stato di sonnolenza.
L’uso di eroina può comportare effetti a carico del sistema endocrino con squilibri ormonali e del sistema gastrointestinale con riduzione della secrezione gastrica, della bile e del succo pancreatico, ritardo dei processi digestivi con stipsi, nausea e vomito.
Rischi
In caso di poliassunzione con altre sostanze (alcol o altre sostanze d’abuso) il rischio maggiore è l’intossicazione acuta (overdose). L’intossicazione acuta provoca sintomi caratteristici quali:
- apatia;
- distacco emotivo;
- sonnolenza;
- nausea e vomito;
- miosi;
- bradipnea.
e a dosi elevate:
- grave depressione respiratoria;
- ipotensione:
- arresto del respiro;
Oppioidi sintetici
L'Agenzia dell'Unione europea sulle droghe (EUDA) segnala che negli ultimi anni il fentanyl e diversi suoi analoghi, tra cui carfentanil, butirrilfentanil e valerylfentanil, sono comparsi nel mercato illecito sia come sostituti dell'eroina sia come sostanze utilizzate per il taglio di altre droghe.Questi composti appartengono alla categoria degli oppioidi sintetici, che comprende non solo il fentanyl e i suoi derivati, ma anche i derivati benzimidazolici (nitazeni), l'ossicodone, l'idromorfone, l'idrocodone e il tramadolo. Si tratta di una classe farmacologica caratterizzata da un'elevata affinità per i recettori μ-oppioidi e da una notevole potenza analgesica. In alcuni casi, tali sostanze possono risultare decine o addirittura centinaia di volte più potenti della morfina. L'assunzione accidentale di oppioidi o l'assunzione di una dose errata può comportare gravi rischi per la salute. Il fentanyl, i nitazeni e i loro derivati sono sostanze estremamente potenti e producono effetti anche in quantità molto piccole. Nella maggior parte dei casi, le persone che consumano sostanze psicoattive non sono in grado di conoscere con precisione la quantità o la potenza della sostanza assunta. Di conseguenza, anche variazioni minime della dose possono provocare un'overdose. Inoltre, l'elevata potenza di alcuni oppioidi sintetici rende difficile stabilire una dose sicura persino per chi è già abituato all'uso di oppioidi. Inoltre in caso di consumo di sostanze psicoattive combinate con oppioidi sintetici (p. es. compresse di ossicodone contraffatte con derivati nitazenici) sussiste il pericolo di assumere involontariamente una dose potenzialmente letale. A causa dell'elevata ed immediata tossicità non sempre il naloxone (farmaco utilizzato per contrastare il sovradosaggio di oppioidi) è in grado di invertire l’overdose e quindi essere efficace. A partire dal 2019, in seguito all’inserimento del fentanyl e dei suoi derivati nelle tabelle legislative di diversi Paesi, tra cui l’Italia e vari Stati europei, il loro mercato illecito ha subito una contrazione. Tuttavia, si è osservata la comparsa di una nuova classe di oppioidi sintetici: i derivati benzimidazolici, noti anche come nitazeni e le orfine.
Effetti
Queste sostanze esercitano i loro effetti attraverso l'attivazione dei recettori μ-oppioidi del sistema nervoso centrale. Gli effetti principali comprendono:
- analgesia;
- euforia;
- sedazione;
- rilassamento e sonnolenza;
- nausea;
- vomito;
- secchezza delle fauci;
- stipsi;
- miosi;
- rallentamento delle funzioni cognitive e psicomotorie;
- depressione respiratoria.
Rischi
A causa della loro elevata potenza, l'assunzione illecita di oppioidi sintetici può comportare un rischio particolarmente elevato di intossicazione grave e overdose. Difatti, nel contesto di uso illecito non è possibile conoscere con precisione la quantità o la potenza della sostanza assunta. Di conseguenza, anche differenze minime nella dose assunta possono provocare un'overdose, anche in soggetti già abituati all'uso di oppioidi. Un altro fattore di rischio è rappresentato dall’assunzione inconsapevole di queste sostanze, come nel caso di compresse contraffatte vendute come ossicodone ma contenenti oppioidi nitazeni, oppure nel caso di eroina adulterata con il fentanyl. Il consumatore può quindi assumere involontariamente una dose potenzialmente letale. In caso di overdose, il rischio più grave è la depressione respiratoria, che può instaurarsi rapidamente e condurre a perdita di coscienza, arresto respiratorio e decesso. In queste situazioni il naloxone, antagonista degli oppioidi, costituisce un presidio salvavita in grado di invertire temporaneamente gli effetti dell'intossicazione ripristinando la respirazione. Tuttavia, soprattutto nei casi che coinvolgono oppioidi ad elevata potenza come i nitazeni o le orfine, possono essere necessari dosi ripetute di naloxone e un tempestivo intervento medico di emergenza.Fentanyl
Il fentanil è un oppioide sintetico circa 80 volte più potente della morfina, utilizzato nel trattamento del dolore severo, in particolare nel dolore oncologico e in anestesia.I derivati del fentanyl (fentanili) sono sostanze ottenute modificando la struttura chimica del fentanyl e possono presentare una potenza simile o notevolmente superiore a quella del fentanyl. Alcuni fentanili vengono utilizzati come anestetici e analgesici sia nell’uomo (Alfentanil, Sufentanil, Remifentanil) che in ambito veterinario (Carfentanil). Tuttavia, la maggior parte dei fentanili non ha un uso terapeutico riconosciuto e viene prodotta illegalmente per essere immessa nel mercato della droga.
Il fentanyl utilizzato in ambito terapeutico è disponibile in diverse formulazioni farmaceutiche, tra cui cerotti transdermici, preparazioni iniettabili, compresse sublinguali o orodispersibili e spray nasali. Sebbene tali medicinali siano soggetti a rigorosi controlli prescrittivi, possono essere oggetto di uso improprio, abuso o diversione dai canali legali di distribuzione verso il mercato illecito.
Oltre alle formulazioni farmaceutiche, il fentanyl e numerosi fentanili vengono sintetizzati illegalmente e immessi direttamente nel mercato della droga sotto forma di polveri o compresse contraffatte. Tali sostanze possono essere vendute come fentanyl oppure aggiunte ad altre droghe, come eroina o cocaina, spesso senza che il consumatore ne sia consapevole, aumentando notevolmente il rischio di intossicazione grave e overdose, poiché quantità estremamente ridotte possono essere sufficienti a provocare effetti letali.
Effetti
Oltre alla sua azione analgesica, un consumo il Fentanyl provoca a breve termine:
• stordimento;
• euforia;
• nausea;
• capogiri;
• vomito;
• affaticamento;
• mal di testa;
• costipazione;
• anemia;
• edema periferico;
• depressione respiratoria
Rischi
L’uso ripetuto di fentanyl può favorire rapidamente lo sviluppo di tolleranza e dipendenza. Non appena si interrompono le somministrazioni, subentrano i sintomi tipici dell’astinenza:
• sudorazione;
• ansia;
• diarrea;
• dolore alle ossa;
• crampi addominali.
• depressione respiratoria;
• arresto cardiaco;
• decesso.
Benzoimidazoli o Nitazeni
Questi composti, originariamente sviluppati negli anni ’50 come potenziali analgesici alternativi alla morfina da un’azienda farmaceutica svizzera, non sono mai stati introdotti in ambito terapeutico a causa della loro elevata tossicità. Molecole come isotonitazene, flunitazene, etazene ed etonitazepipne, insieme ad altri analoghi 2-benzilbenzimidazolici, presentano un marcato rapporto tra effetto analgesico e depressione respiratoria, con un elevato potenziale di dipendenza dovuto all’azione sui recettori oppioidi. Queste sostanze vengono vendute illegalmente online, spesso in forma di polveri, spray nasali o soluzioni vaporizzabili, e possono essere assunte per via endovenosa, sublinguale, nasale o inalatoria. Analogamente ai fentanyl, anche i nitazeni possono essere utilizzati come adulteranti dell’eroina, aumentando in modo non prevedibile la potenza della miscela e il rischio di overdose non intenzionale e potenzialmente letale. Il punto critico è che alcuni nitazeni possono essere molto più potenti degli oppioidi “tradizionali”. Questo significa che basta una quantità piccolissima per provocare effetti intensi e, di conseguenza, aumenta il rischio di conseguenze gravi.
Ossicodone, Idromorfone, Idrocodone e Tramadolo
Questo gruppo di sostanze sono oppioidi di natura sintetica utilizzate in ambito medico come analgesici e disponibili legalmente solo tramite prescrizione, ma talvolta soggette a uso improprio. Utilizzati per la gestione del dolore acuto, il consumo non controllato può provocare:
• sonnolenza;
• confusione mentale;
• stitichezza;
• nausea;
• vomito.
• collasso improvviso;
• difficoltà respiratorie;
• depressione respiratoria;
• pressione arteriosa bassa;
• perdita di coscienza;
Orfine
Le orfine, recentemente introdotte nel mercato europeo, sono caratterizzate da una rapida evoluzione e da un'elevata letalità, spesso imprevedibile. Queste sostanze presentano un profilo tossicologico particolarmente critico, con un indice terapeutico estremamente ridotto: la differenza tra una dose considerata "ricreativa" e una dose potenzialmente letale è infatti minima, aumentando significativamente il rischio di overdose. Dalla metà del 2024 è stato osservato un lieve ma significativo aumento dei sequestri e dei rilevamenti di sostanze appartenenti alla famiglia delle «orfine». In particolare, sono state identificate la ciclorfina (un derivato benzimidazolonico) e la spiroclorfina (uno spirotriazolo). Sebbene al momento non siano disponibili dati farmacologici specifici su queste molecole, la loro stretta somiglianza strutturale con la brorfina, un potente oppioide sintetico, suggerisce un elevato potenziale di tossicità. Oltre ad essere vendute come “research chemicals”, le Orfine vengono utilizzate anche come adulteranti o sostitutivi di altre sostanze (es. eroina); l’adulterazione e la contaminazione dei prodotti rappresentano i principali fattori di letalità associati alle Orfine, contribuendo in modo significativo all’elevato numero di overdose non intenzionali. Il principale rischio per la salute è rappresentato dalla depressione respiratoria, che può insorgere rapidamente e progredire in modo fulminante, riducendo significativamente il tempo utile per un intervento di soccorso efficace.
Riferimenti bibliografici
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Piperazine
Le Nuove Sostanze Psicoattive (NSP) sono molecole, per lo più sintetizzate in laboratorio, caratterizzate da proprietà farmacologiche e tossicologiche che possono rappresentare un grave rischio per la salute dei consumatori. Negli ultimi vent'anni si sono diffuse nel mercato delle sostanze illecite come alternative alle sostanze già sottoposte a controllo normativo. Pur riproducendone gli effetti psicoattivi, le NSP presentano spesso una maggiore potenza e tossicità. Inoltre, non sempre sono strutturalmente simili alle sostanze d’abuso che imitano, rendendo più complessa la loro identificazione e regolamentazione. Sebbene le conoscenze sui rischi per la salute associati alle Nuove Sostanze Psicoattive siano ancora limitate, numerose evidenze indicano che alcune di esse possono determinare effetti tossici acuti di elevata gravità, causando intossicazioni severe, talvolta mortali, e altre rilevanti conseguenze cliniche.
A questa classe appartengono: cannabinoidi sintetici e semi sintetici, catinoni sintetici, oppioidi sintetici e nitazenici (vedi paragrafo oppiacei ed oppioidi) ma anche fenetilamine, piperazine.
Piperazine
Le piperazine rappresentano una classe molto ampia di composti chimici in cui la parte principale della molecola è una piperazina alla quale sono legati gruppi chimici diversi. Inizialmente sintetizzati come composti farmaceutici mai commercializzati nell’ultima decade, i derivati della piperazina sono stati introdotti nel mercato delle nuove sostanze d’abuso per le loro proprietà psicoattive. Oltre alla più nota e ampiamente utilizzata 1-benzilpiperazina (BZP), sono stati identificati diversi altri composti come 1-(3-clorofenil)piperazina (mCPP) e 1-(3-trifluorometilfenil)piperazina (TFMPP) ampiamente diffusi e rilevanti dal punto di vista farmacologico e tossicologico. La BZP è stata originariamente sintetizzata e studiata come possibile agente antidepressivo. Tuttavia, la sua marcata somiglianza farmacologica con le amfetamine, in particolare per quanto riguarda gli effetti stimolanti sul sistema nervoso centrale, ne ha limitato lo sviluppo clinico. La via di somministrazione più frequentemente riportata per le piperazine è quella orale, tramite ingestione di compresse, capsule o polveri solubili.
Effetti
Le piperazine presentano un’azione stimolante sul sistema nervoso centrale con effetti sovrapponibili a quelli delle amfetamine.
Presentano pesanti effetti collaterali generalmente descritti dai consumatori quali:
- agitazione;
- reazioni psicotiche;
- ipertensione;
- disturbi a livello gastrointestinale (nausea e vomito profuso).
La variabilità nella composizione delle formulazioni e la frequente combinazione di più sostanze aumentano ulteriormente l’imprevedibilità degli effetti e la pericolosità clinica.
Riferimenti bibliografici
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Sostanze allucinogene
Con il termine allucinogeno si intende un gruppo eterogeneo di sostanze (naturali o di sintesi) capaci di alterare la percezione dei sensi e, soprattutto, la percezione visiva. Queste sostanze possono quindi alterare in modo significativo la percezione della realtà, causando cambiamenti improvvisi dell’umore che variano per durata e intensità in base al tipo di sostanza, alla quantità assunta e alla modalità di utilizzo. Questa classe di sostanze comprende dietilamide dell’acido lisergico (LSD), la mescalina, la dimetiltriptamina (DMT) e la psilocibina.
Dietilamide dell’acido lisergico (LSD)
La sostanza LSD è di natura semisintetica ottenuta dall’acido lisergico contenuto nella Claviceps purpurea, fungo parassita delle graminacee e sintetizzata casualmente 1943 nel corso di ricerche sui derivati della segale cornuta. L’LSD viene generalmente assunto per via orale, spesso sotto forma di soluzione liquida depositata su diversi supporti come zollette di zucchero, piccoli pezzi di gelatina o cartoncini assorbenti
Effetti
In caso di intossicazione acuta, gli effetti riguardano le alterazioni dell’umore e della percezione sensoriale; l'aumento della frequenza cardiaca (tachicardia); lieve aumento della pressione arteriosa; dilatazione delle pupille (midriasi); riduzione dell’appetito; stanchezza.
Tuttavia, il principale rischio associato al suo utilizzo riguarda la cosiddetta “tossicità comportamentale”, cioè la possibilità che, durante l’intossicazione, la persona metta in atto comportamenti pericolosi o autolesivi a causa di panico, deliri o profonde alterazioni della percezione della realtà.
Mescalina
È una sostanza di origine naturale estratta dal cactus Lophophora williamsii (peyote), diffuso in alcune regioni del sud degli Stati Uniti e dell’America centrale. La mescalina viene assunta per via orale, ha un’insorgenza più lenta e una durata di circa 12 ore.
Effetti
Gli effetti dovuti al consumo di mescalina sono sovrapponibili a quelli dell’LSD ma meno destabilizzanti sul piano emotivo e con una minore tendenza a provocare depersonalizzazione. Anche per la mescalina posso esserci: stati allucinatori; nausea; vomito.
Dimetiltriptamina
La DMT è una sostanza allucinogena naturale presente in diverse specie vegetali, tra cui la corteccia di Virola calophylla, i semi di Anadenanthera peregrina, Mimosa hostilis, e le foglie di Psychotria viridis. Componente principale della Ayahuasca, decotto utilizzato da alcune popolazioni dell’Amazzonia per le sue proprietà allucinogene, se consumata a dosaggi bassi può produrre effetti di tipo stimolante ma un consumo a dosaggi elevati può provocare potenti effetti allucinogeni, caratterizzati da profonde alterazioni della percezione sensoriale e della realtà, che possono protrarsi fino ad alcune ore a seconda delle modalità di assunzione.
Effetti
Gli effetti della dimetiltriptamina, quando viene inalata o iniettata, insorgono in maniera decisamente rapida (indicativamente, entro pochi minuti dall’assunzione) e scompaiono gradualmente nel giro di circa mezz'ora. Si possono avere: allucinazioni visive e uditive; euforia ed eccitazione; dilatazione delle pupille (midriasi); innalzamento della pressione sanguigna; aumento della frequenza cardiaca.
Psilocibina e Psilocina
La psilocibina e la psilocina sono composti alcaloidi (triptamine) estraibili da alcuni funghi di origine tropicale e subtropicale del Sud America, del Messico e degli Stati Uniti, denominati “funghi magici” o più semplicemente “funghetti” appartenenti al genere Psylocibe. Quando viene assunta, la psilocibina si trasforma rapidamente in psilocina, una sostanza che agisce sul cervello e può provocare allucinazioni, una lieve sensazione di euforia e profonde esperienze interiori o spirituali.
Effetti
Gli effetti compaiono generalmente tra 10 e 40 minuti dopo l’assunzione. Nei successivi 20-60 minuti diventano più intensi, raggiungono il massimo effetto per circa 2-4 ore e poi diminuiscono gradualmente nelle 2 ore successive. A dosaggi bassi possono comparire: euforia; ilarità; lieve stato allucinatorio; midriasi.
A dosaggi alti possono comparire allucinazioni; esperienze mistiche; isolamento dalla realtà; aumento della temperatura corporea; aumento della frequenza cardiaca; aumento della frequenza respiratoria; dilatazione delle pupille; sudorazione; vomito persistente; dolori muscolari; danni e traumi derivanti da alterata percezione delle distanze.
Riferimenti bibliografici
Dipartimento per le Politiche Antidroga. (n.d.). Dipartimento per le Politiche Antidroga. Presidenza del Consiglio dei Ministri. https://www.politicheantidroga.gov.it/it/
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