CONOSCI DAVVERO I RISCHI? CINQUE FALSE CONVINZIONI SULLE SOSTANZE
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Intorno al consumo delle sostanze psicoattive circolano convinzioni molto diffuse che possono portare a sottovalutarne i rischi. Conoscere ciò che emerge dalla ricerca scientifica è un primo passo per valutare correttamente i rischi legati all'uso di sostanze psicoattive.
"Una volta non fa male."
Il rischio non dipende soltanto dalla frequenza del consumo. Contano anche il tipo di sostanza, la quantità effettivamente assunta, la composizione del prodotto, le eventuali associazioni con alcol, farmaci o altre droghe e le caratteristiche individuali. Soprattutto nel mercato illegale, l’aspetto di un prodotto non permette di conoscerne con certezza il contenuto o la concentrazione. Anche un singolo episodio può quindi causare un’intossicazione acuta, perdita di coscienza, alterazioni cardiache o respiratorie, incidenti e, per alcune sostanze, overdose. La risposta può inoltre variare considerevolmente da una persona all’altra.
"Le droghe leggere sono innocue."
La distinzione tra “droghe leggere” e “droghe pesanti” appartiene al linguaggio comune, ma non trova riscontro nella letteratura scientifica. Ogni sostanza presenta effetti e pericoli specifici, che cambiano in base alla potenza, alla quantità, alla modalità di assunzione, all’età e alla situazione in cui avviene il consumo. La cannabis, per esempio, può compromettere temporaneamente attenzione, memoria, coordinazione e capacità di giudizio. Questi effetti possono aumentare il rischio di incidenti e assumono particolare rilievo durante l’adolescenza, una fase nella quale il cervello è ancora in sviluppo. Alcune ricerche segnalano inoltre associazioni tra uso prolungato e problemi cardiovascolari o respiratori, soprattutto quando la cannabis viene fumata.
"Se tutti lo fanno è sicuro."
La percezione dei comportamenti dei coetanei non sempre corrisponde alla realtà. Ragazze e ragazzi possono sovrastimare quanto frequentemente gli altri consumino sostanze psicoattive, soprattutto quando gli episodi di consumo sono più visibili o vengono raccontati più spesso rispetto alle scelte di non consumare. Queste percezioni distorte possono influenzare il comportamento personale: pensare che “lo facciano tutti” può rendere il consumo più normale, accettabile o necessario per sentirsi parte del gruppo. Gli interventi preventivi basati sulle norme sociali cercano proprio di correggere tali sovrastime, anche se gli effetti osservati sono generalmente contenuti e dipendono dalla qualità del programma. La diffusione di un comportamento, inoltre, non ne dimostra la sicurezza.
"Basta sapersi controllare."
Il disturbo da uso di sostanze non dipende semplicemente dalla mancanza di volontà. È una condizione complessa e trattabile, alla quale contribuiscono fattori biologici, psicologici, familiari, sociali e ambientali. Con l’uso ripetuto possono verificarsi cambiamenti nei circuiti cerebrali coinvolti nella ricompensa, nella memoria, nelle decisioni e nell’autocontrollo. Questi adattamenti possono rendere progressivamente più difficile ridurre o interrompere il consumo, anche quando la persona ne riconosce le conseguenze negative. Stress cronico ed esperienze avverse precoci possono aumentare la vulnerabilità, ma non determinano inevitabilmente lo sviluppo di una dipendenza. La presenza di relazioni di sostegno, servizi accessibili e interventi tempestivi può invece favorire la protezione e il recupero. Nel 2024 i Servizi pubblici per le Dipendenze (Ser.D.) hanno assistito in Italia 134.443 persone per problemi legati all’uso di sostanze illegali o di psicofarmaci senza prescrizione. Il dato mostra la rilevanza sanitaria del fenomeno, ma non rappresenta tutte le persone che potrebbero avere bisogno di supporto.
“Se è naturale, è sicuro”
L’origine naturale di una sostanza non garantisce che sia priva di effetti tossici o che non possa provocare dipendenza. Il rischio dipende dai principi attivi presenti, dalla loro concentrazione, dalla quantità assunta, dalla possibile presenza di contaminanti e dalla vulnerabilità della persona. Anche prodotti derivati da piante possono alterare la percezione, la memoria, la capacità di giudizio e le funzioni cardiovascolari. Inoltre, le sostanze vendute come “naturali” possono contenere composti sintetici o ingredienti diversi da quelli dichiarati.
Cosa dice la ricerca
Non esiste una soglia di consumo priva di rischio.
La probabilità e la gravità degli effetti dipendono dal tipo di sostanza, dalla quantità effettivamente assunta, dalla potenza, dalla modalità di assunzione e dalle caratteristiche individuali.
Un ulteriore elemento di rischio riguarda l’incertezza sulla composizione dei prodotti disponibili nel mercato illegale. Una sostanza può contenere principi attivi diversi da quelli attesi, concentrazioni variabili, adulteranti o contaminanti. L’aspetto, il nome commerciale e le precedenti esperienze di consumo non permettono quindi di prevederne con sicurezza gli effetti.
Anche l’associazione tra più sostanze può produrre interazioni difficili da anticipare e aumentare il rischio di intossicazione, perdita di coscienza, complicazioni cardiovascolari o respiratorie e overdose. Il rischio può inoltre cambiare in base allo stato di salute, all’età, all’assunzione di farmaci e al contesto nel quale avviene il consumo.
La ricerca mostra anche che la dipendenza non dipende soltanto dalla frequenza d’uso o dalla forza di volontà. Fattori biologici, psicologici, relazionali e ambientali possono aumentare o ridurre la vulnerabilità individuale.
In caso di difficoltà legate al consumo proprio o di una persona vicina è possibile contattare il Telefono Verde Droga 800 186 070 dell’Istituto Superiore di Sanità. Il servizio è nazionale, anonimo e gratuito ed è attivo dal lunedì al venerdì, dalle 10:00 alle 19:30.
Per saperne di più:
Simón Márquez MM, Fernández Gea S, Molero Jurado MM, Molina Moreno P, Pérez-Fuentes MC. Addictions and risk behaviors in adolescence: a systematic review and qualitative analysis. Frontiers in Psychology. 2025;16:1646746. doi: 10.3389/fpsyg.2025.1646746
Amialchuk A, Ajilore O, Egan K. The influence of misperceptions about social norms on substance use among school-aged adolescents. Health Economics. 2019;28(6):736-747. doi:10.1002/hec.3878.
al’Absi M. The influence of stress and early life adversity on addiction: psychobiological mechanisms of risk and resilience. International Review of Neurobiology. 2020;152:71-100. doi:10.1016/bs.irn.2020.03.012.
Volkow ND, Koob GF, McLellan AT. Neurobiologic advances from the brain disease model of addiction. New England Journal of Medicine. 2016;374:363-371. doi:10.1056/NEJMra1511480.
European Union Drugs Agency. Schools and drugs: health and social responses. 2022.