Falsi miti

L’uso e l’abuso di sostanze psicoattive rappresentano un fenomeno complesso che coinvolge aspetti biologici, psicologici e sociali. Nonostante l’ampia diffusione di informazioni scientifiche, intorno alle sostanze psicoattive continuano a circolare numerosi falsi miti e convinzioni errate che possono influenzare la percezione del rischio e i comportamenti delle persone, soprattutto tra i giovani. Queste credenze spesso derivano da stereotipi culturali, disinformazione o dalla banalizzazione degli effetti delle sostanze, contribuendo a sottovalutare i possibili danni per la salute fisica e mentale.

Ecco alcuni dei falsi miti più diffusi:

1. “Provare una droga una volta non cambia nulla”

Si tende spesso a ritenere che un consumo occasionale sia privo di rischi; tuttavia, anche una singola assunzione può determinare effetti imprevedibili, tra cui reazioni avverse, intossicazione acuta e incidenti legati all’alterazione della percezione e delle capacità cognitive. Inoltre, un’unica esposizione a sostanze d’abuso – come metanfetamine, nuove sostanze psicoattive (NPS), ketamina, eroina o cannabis – può essere sufficiente a provocare un’overdose improvvisa, anche in assenza di precedenti consumi. In questi casi possono manifestarsi gravi complicanze acute, tra cui ictus, ipertermia, neurotossicità irreversibile e, nei casi più gravi, morte improvvisa.

Riferimenti bibliografici

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2. “Se tutti i miei amici lo fanno allora è sicuro”

La diffusione del consumo di droghe tra pari è spesso sovrastimata. Molti giovani tendono a credere che l’uso di sostanze sia un comportamento molto comune tra i coetanei, arrivando a pensare che “tutti lo facciano”; tuttavia, i dati epidemiologici indicano che la maggioranza non fa uso regolare di droghe. Questa percezione distorta delle norme sociali può contribuire all’avvicinamento al consumo di droghe o alcol, poiché i comportamenti dei pari vengono percepiti come più diffusi di quanto siano in realtà. Le percezioni sociali, infatti, non sempre riflettono i reali livelli di consumo. Numerosi studi evidenziano che gli adolescenti tendono a sovrastimare la frequenza di uso di sostanze tra i coetanei, e tale sovrastima è associata a una maggiore probabilità di iniziare o aumentare il proprio consumo nei mesi successivi.

Riferimenti bibliografici

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3. “le droghe aiutano a studiare meglio”

Alcune sostanze possono determinare un aumento temporaneo della vigilanza e della capacità di mantenere l’attenzione; tuttavia, nel lungo periodo possono compromettere memoria, concentrazione e capacità decisionali. I cosiddetti potenziatori cognitivi, noti anche come “smart drugs” o “study drugs”, sono associati a diversi potenziali rischi, tra cui sviluppo di tolleranza, dipendenza e possibili complicanze somatiche, in particolare di tipo cardiovascolare e neurologico.

Inoltre, la notevole eterogeneità della popolazione giovanile senza disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), insieme alla variabilità delle caratteristiche dei compiti cognitivi utilizzati negli studi e alla limitata replicazione dei risultati, rende difficile valutare in modo chiaro e conclusivo i potenziali benefici neurocognitivi complessivi degli stimolanti in soggetti sani.

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4. “Se riesco a controllarmi non diventerò dipendente”

La dipendenza non è determinata esclusivamente dal controllo personale, ma è influenzata anche da fattori biologici e psicologici. Tratti di personalità e condizioni psicologiche specifiche aumentano la vulnerabilità allo sviluppo di dipendenza, così come lo stress cronico e i traumi precoci. In realtà, fattori biologici e psicologici interagiscono strettamente nello sviluppo dei disturbi da uso di sostanze, la cui eziologia risulta complessa e multifattoriale, comprendendo elementi biologici, psicologici e ambientali.

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5. “Le droghe migliorano le prestazioni sessuali”

Le sostanze psicoattive possono modificare la percezione dell’esperienza sessuale, ad esempio riducendo le inibizioni o aumentando temporaneamente la sensazione di eccitazione. Tuttavia, non migliorano realmente le prestazioni sessuali dal punto di vista fisiologico e, al contrario, possono essere associate a un peggioramento della funzione sessuale, oltre che a una riduzione della capacità di giudizio e di autocontrollo. L’uso di sostanze prima o durante i rapporti sessuali è considerato un comportamento a rischio, perché è associato a una maggiore probabilità di infezioni sessualmente trasmesse (IST) e ad altri possibili effetti negativi per la salute, come l’overdose. Alterando la percezione e il giudizio, le sostanze possono infatti favorire comportamenti sessuali meno sicuri. Per questo motivo, l’idea che le droghe possano migliorare le prestazioni sessuali è un falso mito: anche se possono modificare temporaneamente le sensazioni o ridurre le inibizioni, tendono ad aumentare i rischi per la salute.

Riferimenti bibliografici

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6. “Mescolare droghe è più divertente”

Le overdose fatali sono spesso correlate al policonsumo di sostanze, in particolare alla combinazione di oppioidi, benzodiazepine, alcol o stimolanti. Il consumo simultaneo di più droghe aumenta il rischio di depressione respiratoria e di morte. Il policonsumo è sempre più comune tra le persone che fanno uso di droghe ed è associato a un rischio più elevato di overdose fatale e non fatale, nonché a una maggiore gravità delle intossicazioni. L’assunzione combinata di sostanze aumenta la tossicità complessiva e la probabilità di eventi letali.

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7. “Le droghe sintetiche sono più sicure”

Le nuove sostanze psicoattive (NPS) sono un gruppo eterogeneo di composti sintetici con effetti psicoattivi, spesso venduti come sostituti delle droghe illegali tradizionali. Molte di queste sostanze non sono ancora state studiate in modo approfondito e possono quindi avere effetti imprevedibili. Gli effetti psichiatrici e la tossicità associati al loro uso sono ancora poco conosciuti. Tuttavia, alcuni studi riportano la comparsa di sintomi psicotici, disturbi dell’umore e altri effetti neuropsichiatrici. L’uso di NPS è stato inoltre associato a rischi importanti per la salute mentale, tra cui comportamenti suicidari e autolesionismo. Un ulteriore problema è che molte di queste sostanze non sono state sottoposte a una valutazione scientifica completa della sicurezza. Per questo motivo, mancano studi sistematici sui loro effetti avversi, che possono includere cardiotossicità, immunotossicità e, nei casi più gravi, la morte.

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8. “La cannabis non crea dipendenza”

La dipendenza da cannabis è abbastanza diffusa tra chi ne fa uso e può evolvere in una condizione clinica riconosciuta. Le evidenze scientifiche indicano che la cannabis può provocare la cosiddetta Cannabis Use Disorder (CUD). Diverse revisioni sistematiche hanno riportato che una percentuale significativa di consumatori sviluppa un uso problematico o dipendente, con prevalenze stimate tra il 25% e il 30% in alcune popolazioni.

Riferimenti bibliografici

Dawson, D., Stjepanović, D., Lorenzetti, V., Cheung, C., Hall, W., & Leung, J. (2024). The prevalence of cannabis use disorders in people who use medicinal cannabis: A systematic review and meta-analysis. Drug and alcohol dependence, 257, 111263. https://doi.org/10.1016/j.drugalcdep.2024.111263

Ghafouri, M., Correa da Costa, S., Zare Dehnavi, A., Gold, M. S., & Rummans, T. A. (2024). Treatments for Cannabis Use Disorder across the Lifespan: A Systematic Review. Brain sciences, 14(3), 227. https://doi.org/10.3390/brainsci14030227

9. “Se smetto per qualche settimana non ho problemi”

Le pause temporanee nell’uso di sostanze non eliminano automaticamente il rischio di dipendenza o di danni. La dipendenza da droghe è un problema clinico complesso e persistente, caratterizzato da craving, sintomi di astinenza e rischio di ricaduta, che non si risolve con semplici sospensioni. La letteratura scientifica evidenzia che la gestione efficace dei disturbi da uso di sostanze richiede approcci integrati di trattamento e monitoraggio clinico continuo. Inoltre, il rischio di dipendenza e di effetti avversi può persistere anche dopo periodi di astinenza, richiedendo strategie di trattamento integrate e una gestione clinica continuativa, piuttosto che semplici interruzioni temporanee dell’uso.

Riferimenti bibliografici

Narváez-Camargo, M., Lozano-Rojas, O., Mancheño-Velasco, C., & Verdejo-García, A. (2025). Substance Use Disorder Treatment Outcomes: Methodological Overview of Metrics and Criteria. International journal of methods in psychiatric research, 34(2), e70027. https://doi.org/10.1002/mpr.70027

10. “Smetto quando voglio?”

Il fumo di tabacco, il consumo di alcol e l'uso di droghe sono tre problematiche sanitarie molto diverse tra loro ma con un elemento in comune: la dipendenza.

La dipendenza da qualsiasi sostanza impedisce di interromperne l'assunzione. Perché il desiderio della sostanza è più forte della capacità di controllarlo anche se c'è consapevolezza dei danni che essa produce (1). Insomma quando si fa uso ripetuto di sostanze come fumo, alcol o droghe con il tempo, a causa delle modificazioni che avvengono nel cervello per effetto di alcune sostanze stesse, si inizia ad avvertirne sempre più il bisogno, fino a non poterne fare a meno, e così si genera la dipendenza. La dipendenza è una malattia, e come tale va diagnosticata e curata. Per combattere la dipendenza da stupefacenti, ad esempio, nel corso del 2020 i SerD (servizi pubblici per le dipendenze patologiche) hanno assistito 125.428 soggetti tossicodipendenti, per il 12% si tratta di nuovi pazienti.

Le persone assistite dai SerD sono prevalentemente uomini (86%), con un'età media di 41 anni. I nuovi assistiti sono più giovani (in media di 9 anni) rispetto a quelli già in carico (2). Per quanto attiene all’alcol, non esiste, in Italia, una stima ufficiale di persone affette ma nel 2019 sono state prese in carico presso i servizi alcologici (n=408) 65.387 persone. Il 28,5% delle quali erano nuovi utenti (3).

Il numero dei fumatori di tabacco in Italia, secondo uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) del 2021, è pari a 26,2% della popolazione. Nel dettaglio 5,5 milioni di uomini e 5,8 milioni di donne (4).

Riferimenti bibliografici

La neurotrasmissione. (s.d.). Neuroscienze e Dipendenze. http://www.neuroscienzedipendenze.it/neurotrasmissione.html

Dipartimento per le politiche antidroga. (2021). Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia 2021.

Ministero della Salute. (2020). Relazione del Ministro della Salute al Parlamento sugli interventi realizzati ai sensi della Legge 30 marzo 2001, n. 125: “Legge quadro in materia di alcol e problemi alcol correlati”.

Istituto Superiore di Sanità. (2021, 31 maggio). XXIII Convegno Nazionale Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale.

11. “Un mix di alcol e cocaina migliora la mia virilità?”

Un abuso multiplo di sostanze, ad esempio alcol e stupefacenti, aumenta il rischio di danni a livello della sfera sessuale, oltre che ad una maggiore difficoltà nel curare il problema. L'alcol è, talvolta, considerato un potente afrodisiaco. Questo può essere spiegato dal fatto che, a basse dosi, ha un effetto di riduzione dell'ansia con temporanea disinibizione. Non appena, però, la concentrazione di alcol nel sangue aumenta, anche in seguito ad una bevuta occasionale, si perde l'effetto di riduzione dell'ansia e prevale una generale depressione delle normali funzioni dell'organismo. Per quanto riguarda, poi, il consumo non occasionale ma abituale di alcol a dosi elevate, i danni sulla sfera sessuale possono essere molto gravi e a volte irreparabili. Gli uomini che usano alcol in dosi elevate (ad esempio più di 2-3 bicchieri di vino al giorno) vanno incontro ad una serie di problemi tra cui disfunzione erettile (circa il 10%) e eiaculazione precoce (circa il 30%). (1). Anche le droghe hanno un effetto tutt'altro che positivo sulla sfera sessuale. Ad esempio, la cannabis e i suoi derivati (marijuana e hashish) possono provocare nei maschi disfunzione erettile, inibizione dell'orgasmo, fertilità ridotta o sterilità e diminuzione dei livelli di testosterone. Problemi simili della sfera sessuale sono riconducibili altresì all'uso di altre droghe come cocaina, amfetamina, ecstasy, etc.

Riferimenti bibliografici

Saso L. Effetti delle sostanze d'abuso sulla risposta sessuale. Annali dell'Istituto Superiore di Sanità. 2002; 38(3): 289-294