NATURALE NON SIGNIFICA SENZA RISCHI: COSA SAPERE SULLA CANNABIS

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La cannabis viene spesso percepita come una sostanza “naturale” e, proprio per questo, come meno rischiosa rispetto ad altre sostanze. Tuttavia, l’origine naturale di una sostanza non significa che sia priva di effetti sulla salute. Una pianta può infatti contenere composti farmacologicamente attivi in grado di incidere sul funzionamento dell’organismo.

Uno dei principali cannabinoidi della cannabis è il Δ9-tetraidrocannabinolo (THC), responsabile di gran parte degli effetti psicoattivi. Gli effetti variano in base alla quantità assunta, alla concentrazione di THC, alle altre caratteristiche del prodotto e alla vulnerabilità individuale. Possono comprendere cambiamenti nell’umore, nell’attenzione e nella memoria. Anche la composizione dei prodotti, compresa la proporzione di THC e altri cannabinoidi, può influenzare gli effetti sperimentati (Lae et al., 2025; Rittiphairoi et al., 2025).  

Non tutta la cannabis è uguale

Parlare semplicemente di “cannabis” può essere fuorviante. I prodotti presenti sul mercato illecito possono avere concentrazioni molto diverse di THC, oltre a contenere altri cannabinoidi e a essere disponibili in differenti formulazioni e modalità di assunzione.

Negli ultimi anni, in diversi mercati è aumentata la disponibilità di prodotti ad alta concentrazione di THC, compresi estratti e concentrati. Le revisioni sistematiche riportano associazioni tra uso di prodotti ad alta potenza e disturbo da uso di cannabis o alcuni problemi di salute mentale. La certezza complessiva delle evidenze, tuttavia, non è uniforme (Lake et al., 2025; Rittiphairoj et al., 2025). Questo significa che la quantità di prodotto utilizzato non è sufficiente, da sola, per comprendere l’entità dell’esposizione: è importante considerare anche la concentrazione di THC.

L’adolescenza è una fase di particolare vulnerabilità

L’adolescenza è caratterizzata da importanti processi di maturazione e riorganizzazione del cervello. In questa fase, l’esposizione alla cannabis può quindi avere caratteristiche differenti rispetto a quella che avviene in età adulta.

Una recente revisione sistematica, che ha incluso 36 studi e oltre 8.000 partecipanti, ha esaminato le associazioni tra uso di cannabis durante l’adolescenza, sviluppo cerebrale e funzioni cognitive. I risultati invitano a prestare attenzione a questa fase dello sviluppo, pur con i limiti degli studi disponibili e senza interpretare ogni associazione osservata come un effetto causale dimostrato (Ricci et al., 2026).

Anche l’età di inizio del consumo sembra avere un ruolo. Una revisione sistematica di studi prospettici ha rilevato che un inizio più precoce dell’uso di cannabis è associato a una maggiore probabilità di sviluppare un disturbo da uso di cannabis; per altri problemi da uso di sostanze, le evidenze sono meno conclusive (Hamaoui et al., 2025). Questo non significa che chi utilizza cannabis in adolescenza svilupperà necessariamente una dipendenza. Significa, piuttosto, che l’età di inizio rappresenta uno dei fattori da considerare quando si valuta il rischio.

Il rischio dipende da quanto, quanto spesso e da chi

Non esiste un unico livello di rischio valido per tutte le persone. Le conseguenze associate alla cannabis possono dipendere da diversi fattori: dose, concentrazione di THC, frequenza e durata del consumo, età di inizio, caratteristiche individuali e vulnerabilità personali.

La frequenza di utilizzo è un altro elemento rilevante. Una revisione sistematica con meta-analisi ha riscontrato un’associazione tra maggiore frequenza di consumo di cannabis e rischio di psicosi, più marcata tra chi ne fa uso settimanale o quotidiano. Si tratta di un’associazione epidemiologica, che non consente da sola di prevedere l’esito per la singola persona (Robinson et al., 2023).

Anche le caratteristiche personali e familiari possono contribuire a determinare una diversa vulnerabilità. Per questo è importante considerare insieme il consumo e il contesto di vita, senza attribuire a un singolo fattore tutto il rischio.

Naturale non significa sicuro

La cannabis non può quindi essere considerata una sostanza priva di rischi semplicemente perché deriva da una pianta.

Il rischio non dipende soltanto dalla sostanza in sé, ma dall'interazione tra prodotto, concentrazione di THC, quantità, frequenza di consumo e caratteristiche della persona.

Conoscere queste differenze permette di superare l'idea che la cannabis sia completamente innocua.

Informare sui rischi non significa giudicare chi consuma. Significa fornire informazioni corrette per riconoscere i fattori che possono aumentare la vulnerabilità e favorire scelte più consapevoli.

Per saperne di più:

Hamaoui, J., Pocuca, N., Ditoma, M., Héguy, C., Simard, C., Aubin, R., Lucic, A., & Castellanos-Ryan, N. (2025). Age of onset of cannabis use and substance use problems: A systematic review of prospective studies. Addictive behaviors, 163, 108259. https://doi.org/10.1016/j.addbeh.2025.108259

Lake, S., Murray, C. H., Henry, B., Strong, L., White, K., Kilmer, B., & Cooper, Z. D. (2025). High-Potency Cannabis Use and Health: A Systematic Review of Observational and Experimental Studies. The American journal of psychiatry, 182(7), 616–638. https://doi.org/10.1176/appi.ajp.20240269

Ricci, V., Sarni, A., De Berardis, D., Martinotti, G., & Maina, G. (2026).How adolescent cannabis use reshapes the developing brain - a systematic review. Frontiers in psychiatry, 17, 1822300. https://doi.org/10.3389/fpsyt.2026.1822300

Rittiphairoj, T., Leslie, L., Oberste, J. P., Yim, T. W., Tung, G., Bero, L., Riggs, P., Hutchison, K., Samet, J., & Li, T. (2025). High-Concentration Delta-9-Tetrahydrocannabinol Cannabis Products and Mental Health Outcomes : A Systematic Review. Annals of internal medicine, 178(10), 1429–1440. https://doi.org/10.7326/ANNALS-24-03819

Robinson, T., Ali, M. U., Easterbrook, B., Hall, W., Jutras-Aswad, D., & Fischer, B. (2023). Risk-thresholds for the association between frequency of cannabis use and the development of psychosis: a systematic review and meta-analysis. Psychological medicine, 53(9), 3858–3868. https://doi.org/10.1017/S0033291722000502